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La nuova Delta debuttò al Salone di
Torino del 1979 suscitando unanimi consensi. La linea piaceva, in particolare
il frontale che diverrà la chiave di lettura dei futuri modelli di Chivasso.
Ma a decretarne il successo fu soprattutto la coerenza delle soluzioni
estetiche. La Delta sviluppava infatti un unico filo conduttore, dove la
simmetria, la coerenza nello stile e nelle proporzioni le donarono quel
tocco di stile ed eleganza che il lancista esige. Il tutto supportato da
un abitacolo rifinito con gusto e materiali di qualità.
Anche i dettagli erano curati: dallo spoiler sotto al paraurti anteriore,
all’elegante soluzione delle griglie di sfogo dell’aria viziata dell’abitacolo
sui montanti posteriori, alla plancia funzionale ed ergo-nomica, formata
da un blocco di resina schiumata priva di strutture metalliche di sostegno.
Questa era anche una costruzione che andava a vantaggio della sicurezza,
per la possibilità data alla plancia di deformarsi in caso d’urto. Dietro
il volante regolabile a quattro razze spiccava la completa strumentazione
posta in sedi quadrangolari perfettamente integrate con la console centrale
che racchiude i comandi secondari e quelli della climatizzazione.
Dimensioni compatte e sospensioni a ruote indipendenti sono la premessa
per sentirsi bene, tanto più se le doti telaistiche sono supportate da
un motore adeguato. I 65 CV del quattro cilindri della Ritmo 1.3 non
erano sufficienti a donare alla neonata Delta sufficiente brio. Così fu
necessario spremere un supplemento di 10 CV, ricavati intervenendo
sull’alimentazione e sullo scarico. L’identico incremento fu ottenuto
anche dal 1500 che passò dagli originali 75 a 85 CV. Ecco allora che
il favorevole rapporto peso/potenza e l’eccellente assetto stradale, garantivano
al possessore della Delta il piacere di guidare un’auto brillante. Le
sue qualità furono riconosciute dalla giuria internazionale di giornalisti
che le attribuì il premio di “Auto dell’Anno” per il 1980.
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