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I motori montati sulla 131, nelle
diverse versioni a benzina, erano otto. I
primi due, di 1.297 e 1.585 cc di cilindrata che equipaggiavano la 131
Mirafiori e Mirafiori Special, erano dei classici
aste e bilancieri con asse a camme laterale. Entrambi derivavano dal quattro
cilindri di 1.438 cc montato sulla 124 Special e su altri modelli del recente
passato: il 1300 con una riduzione dell’alesaggio da 80 a 76 mm, il 1600
con un
aumento da 80 a 84 mm. La novità principale di questi motori risiede nell’
adozione della cinghia dentata alloggiata su una puleggia in plastica,
in
sostituzione della catena di distribuzione. Successivamente all’introduzione
dei limiti di velocità differenziati per fasce di cilindrata, la cubatura
del
modello base lievitò di 4 cc arrivando così a 1.301 cc. La modifica fu
effettuata per rientrare nella fascia più alta, con limite di 110 km/h
sulle
statali e di 140 in autostrada invece di 100 e 130 rispettivamente. Con
il 1301
la puleggia della cinghia di distribuzione ritorna a essere in metallo.
In
quest’unità, a differenza della precedente di 1.297 cc, si abbandona la
soluzione del ventilatore di raffreddamento mosso direttamente dall’albero
motore a favore di un elettroventilatore analogo a quello impiegato nella
1600.
Nella 131 Supermirafiori, i motori (un 1.301 cc per 78 CV e un 1.585 da
96 CV)
conservano il monoblocco dei precedenti, ma hanno la testata a doppio albero
a
camme in testa. Erano comuni, sia pur con diverse regolazioni e potenze,
ad
altri modelli del gruppo torinese. Un allargamento dell’alesaggio, da
76,1 a 78
mm,portò nella terza serie la cilindrata del monoalbero di 1.3 litri da
1.301 a
1.367 cc: una modifica che migliorava l’erogazione di coppia motrice e
consentiva di ricavare 70 CV-DIN, vale a dire cinque più di prima.
Parallelamente aumentava, a parità di cilindrata, la potenza del 1600
monoalbero che guadagnava dieci CV (da 75 a 85). La modifica più importante
era
però la nuova distribuzione ad albero in testa che sostituiva, in entrambi
i
propulsori, la precedente con albero laterale ad aste e bilancieri. I motori
bialbero restavano in sostanza invariati, salvo l’aumento di cilindrata
a 1.367
cc del 1300 (che passava però da 78 a 77 CV), un piccolo incremento di
potenza
per il 1600 (da 96 a 97 CV) e l’arrivo del 1.995 cc a carburatori da 113
CV-DIN
di derivazione 132, che motorizzava la versione top: la 131 Supermirafiori
2000
TC. L’ultimo a essere adottato, in ordine di tempo, fu il 2 litri
sovralimentato con compressore volumetrico: un’interessante unità da 135
CV-DIN, la cui peculiarità era la notevole e costante erogazione di coppia
motrice fin dai più bassi regimi di rotazione.
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