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Dunque, la gestazione della Fiat
131 Mirafiori (così si chiamerà il nuovo
modello), avviene cercando di bilanciare esigenze opposte. Da un lato deve
persuadere i nostalgici della brillantezza dei motori bialbero della 124
Special T 1400 e 1600. Dall’altro lato deve adattarsi al ruolo di vettura
economica, robusta, di facile manutenzione ma dall’immagine “ricca”
e
confortevole. E’ la classica coperta corta che non si sa bene da che parte
tirare. Invece è chiarissimo che un errore di progettazione sarebbe fatale.
Il
progetto - avviato prima della crisi energetica - è completato quando la
crisi
è conclamata e ha costretto a dei cambiamenti “in corsa” come, per esempio,
l’
utilizzo dei pacifici motori monoalbero ad aste e bilancieri anziché i
brillanti bialbero di derivazione 124 e 132 previsti
all’inizio. Ciò significa perdere la sportività che ha caratterizzato
la
produzione Fiat degli ultimi dieci anni (e che tante soddisfazioni dava
nelle
competizioni), per privilegiare un diverso approccio all’automobile, più
legato
al comfort, alla semplicità di manutenzione e al risparmio. Non che la
Mirafiori sia asfittica; ma per avere un po’ di brio, specialmente dalla
1300,
bisogna tenere “su di giri” il motore con conseguenze negative sul consumo.
La
1600 invece, forte di 10 CV in più, si comporta meglio, pur non essendo
nemmeno
lei un fulmine di guerra.
Il telaio da parte sua ha ottime doti di tenuta di strada supportata da
un
assetto sincero che rende la 131 una vettura stabile e sicura anche sui
fondi
stradali più insidiosi. Forse la scelta di proseguire lungo questa direzione
più economica e parsimoniosa, anziché prestazionale, viene suggerita anche
dai
limiti di velocità su autostrade e strade statali per fare risparmiare
carburante agli italiani. Così i progettisti decidono che per il 1.300
cc
bastano 65 CV e che 75 CV sono più che sufficienti anche per la 1.600 cc.
Questa scelta genera il rimpianto di qualche
CV. Non tanto per la versione da 1,3 litri, quanto per la 1,6. I suoi 75
CV,
infatti, le fanno compiere un cospicuo passo indietro nei confronti dell’agile
e scattante 124 Special T 1600 (che ne aveva 96) e della stessa berlina
di
rappresentanza 132-1600, il cui bialbero ne erogava ben 98. La mossa della
Fiat, che con questa scelta motoristica dà corpo a una 1600 “alla tedesca”
(vale a dire “tranquilla”, da famiglia), si spiega forse nella volontà
di non
creare una concorrente alla 132. Il rischio di scontentare i clienti più
sportivi e affezionati è reale. Per questo si fa di tutto per rendere
appetibile la nuova auto grazie a materiali ed accessori di alto livello.
La
stessa pubblicità punta proprio sugli aspetti di durata e di economia:
“Tra
dieci anni la cambierete con un’altra 131” recita
uno slogan che non andò molto lontano dalla realtà perché la 131, nel 1983
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vale a dire dopo nove anni di produzione - lascerà il posto alla Regata.
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