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Chi temeva che computer e tecnologia
potessero omologare design e creatività è
destinato a doversi ricredere. Nel terzo millennio c’è ancora molto spazio
per
la fantasia e l’originalità. Ne è passata infatti di acqua sotto i ponti
da
quando il battilastra poggiava i fogli di lamiera su sagome di legno e
li
plasmava a colpi di martello. Pochi anni e i monitor dei computer hanno
inghiottito un’epoca, accelerando senza sosta fino ad oggi, dove le auto
possono nascere in poco più di un anno. Tra vantaggi e svantaggi, è sempre
difficile e forse inutile fare un bilancio: molto meglio godersi i prodigi
dell’
era moderna facendo tesoro della tradizione. E’ questo lo spirito che
muove i
designer di tutto il mondo, impegnati giorno e (spesso) notte ad inventare
il
futuro. Più difficile guardare da fuori questo grande show per cercare
di
capire dove stiamo andando, quali strade prenderà l’automobile, intravedere
un
disegno globale. E’ diventato impossibile identificare degli orientamenti
comuni, un po’ perché si sono da tempo superati gli eccessi del tutto
tondo o
del tutto squadrato, ma anche perché si aprono mercati nuovi, nascono marchi
inediti e con essi nuovi centri stile. La competizione ha portato in pochi
anni
ad uno svecchiamento impressionante del modo di concepire l’estetica di
un’
automobile, fino a liberarla della distinzione netta dei suoi componenti
principali, come ad esempio il paraurti, ora perfettamente integrato e
mimetizzato nelle linee della carrozzeria. Se mettiamo a confronto un’Alfa
159,
con lo scudo verticale ed i fari inseriti come gioielli nelle grandi feritoie,
ed una 33 degli anni Ottanta, ci rendiamo subito conto di quanto il design
fosse mortificato da vincoli costruttivi e di costo.
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