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Ci sono mestieri che richiedono un’alta
specializzazione, spesso nel settore
tecnico, e altri dall’inclinazione più umanistica, ad esempio lo scrittore
o il
giornalista, in cui sono importanti aspetti meno quantificabili,
come la
sensibilità, la capacità di improvvisazione e il senso estetico. Il design
sta
esattamente a cavallo di questi filoni opposti. Spesso un buon designer
si
specializza anche nelle tecniche di lavorazione di un materiale come
quelli
ceramici piuttosto che le plastiche termoindurenti per essere in grado
di
spremerne ogni possibile applicazione. Altrettanto vero è che un ottimo
designer non può essere emarginato troppo tempo in un settore senza perdita
di
stimoli e creatività.
Patrick Le Quement, a capo del design Renault, crede nell’importanza di
venire
a contatto con la realtà attraverso ogni mezzo: televisione, riviste, arte
e
spettacolo sono lo specchio della cultura del nostro tempo da dove trarre
nuove
idee per il futuro. Fin qui potrebbe sembrare tutto ovvio, ma lo è meno
se
iniziamo ad includere nelle materie indispensabili al buon designer anche
discipline come la psicologia o la semiotica, la scienza che studia le
logiche
del linguaggio e della comunicazione. Entrambe meriterebbero un approfondimento
a parte, ma questa volta vogliamo scomodarne un’altra dal nome misterioso:
la
fisiognomica.
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