Corsia di sorpasso di una delle tante autostrade italiane, acquazzone primaverile,
asfalto in discrete condizioni. Tutto procederebbe per il meglio se, a
pochi km di distanza, l’asfalto drenante non avesse fallito nell’assorbire
l’acqua piovana. Una pozza attende potenziali vittime. Che fare? Innanzitutto,
nervi saldi. Spruzzi e “cascate” sul parabrezza, per quanto fastidiosi
e improvvisi, non devono far perdere il sangue freddo. Quindi, se il manto
d’acqua è ancora distante, è bene frenare dolcemente, così da non provocare
tamponamenti, mentre qualora la vettura si trovi già in fase di “galleggiamento”
è necessario allentare progressivamente, ma non totalmente, la pressione
sul pedale dell’acceleratore e… prendere il toro per le corna! Stringere
saldamente la corona del volante, lasciare che la vettura “navighi” sul
velo d’acqua e attendere che riacquisti aderenza. E se il retrotreno dovesse
disallinearsi lievemente, nessuna brusca manovra di controsterzo. In caso
di recupero improvviso del grip vi sarebbe infatti il rischio di trovarsi
con l’avantreno direzionato verso un altro veicolo o l’esterno della
corsia. Particolare attenzione, inoltre, qualora sia solamente una ruota
ad essere “fagocitata” dalla pozzanghera. Quest’ultima potrebbe rivelarsi
dotata di un mordente pari a un freno a disco supplementare, rallentando
il pneumatico “in immersione” e provocando uno scarto del veicolo. Frangente
che richiede, oltre al consueto alleggerimento del gas, un’azione di contrasto
mediante la progressiva rotazione dello sterzo in direzione contraria alla
superficie d’acqua. E i freni? Dimenticatevi della loro esistenza. Chiamarli
in causa, specie violentemente, vorrebbe dire trasformarsi in una nave
da crociera. Chiamata Titanic.
Prevenire è meglio che curare
L’arma vincente in caso di pioggia? Aver già agito. Ovvero aver verificato
preventivamente e scrupolosamente l’efficienza dei pneumatici, in special
modo la pressione di gonfiaggio e l’integrità del battistrada. Quest’ultimo
deve presentare intagli con profondità superiore a 1,6 mm (limite prescritto
dalla legge). Per una verifica è sufficiente una moneta da 2 euro: se la
cornice argentata fuoriesce dall’intaglio, è tempo di passare dal gommista
e sostituire le coperture. Si consideri inoltre che, in prossimità dei
periodi più piovosi dell’anno quali primavera e autunno, sarebbe consigliabile
elevare la soglia di sicurezza a 3 mm.
Spessore che garantisce una discreta espulsione dell’acqua e riduce il
fenomeno dell’aquaplaning, ovvero dell’interposizione del fluido tra
gomma e asfalto con conseguente galleggiamento e perdita di controllo del
veicolo. Il disegno del battistrada mira proprio a impedire ciò, espellendo
il liquido lateralmente. Pertanto, quanto più la scolpitura di una copertura
è usurata, tanto minore sarà l’effetto drenante e maggiore il rischio
di aquaplaning. In ultima battuta, mai come in caso di pioggia è valido
il detto “chi più spende, meno spende”. E’ infatti fondamentale sostituire
le coperture “treno per treno”; 4 per volta. E non, come da abitudine
per molti automobilisti, esclusivamente in corrispondenza delle ruote motrici.
Trovarsi con l’avantreno o il retrotreno propensi a scartare in modo anomalo
può mettere in difficoltà anche il più smaliziato dei guidatori. Arricchendo
sensibilmente il carrozziere…
Incertezze alla guida? dubbi sui pneumatici? chiedi ad Automobilismo e
Yokohama
Clicca
qui e compila l'apposito coupon!