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La nuova 75 fece immediatamente presa,
balzando ai primi posti nella classifica delle auto più vendute della sua
categoria. Il merito andava sì alla linea che piaceva, ma anche al ritorno
alle prestazioni pure. Con tutte le motorizzazioni si era segnato un passo
avanti, in particolare con la “duemila” che staccava, nelle prove di
accelerazione, tempi migliori rispetto alle precedenti berline 2 litri
della Casa e al vertice del suo segmento. E mostrava un comportamento stradale
più brillante anche rispetto all’Alfa 90 presentata l’anno prima, che
pur montava (a parte il 1600) motori di pari cilindrata.
I motori sfoggiavano valori di potenza massima praticamente inalterati
rispetto al passato, ma ne era stata migliorata l’erogazione grazie al
rapporto finale più corto, che era il 10/43 montato in origine
sull’Alfetta 1.6 e sulla Giulietta 1.6 prima serie. I rapporti al cambio
restavano quelli della Giulietta ultima serie. La 75 2.0 scattava così
con rabbia, ma anche la 1.8 e 1.6 erano più rapide. La 1600, in
particolare, toccava la fatidica soglia dei 180 orari che non era stata
raggiunta né dall’Alfetta né dalla Giulietta di pari cubatura. E neppure
dalla Giulia Super (a parte la TI) in quello scorcio di anni Sessanta dominato
dalla ricerca della prestazione. Si era, in definitiva, tornati all’antico,
con la quinta marcia “di potenza” per sfruttare fino in fondo una meccanica
robusta e che ben sopportava i maltrattamenti. Il comportamento stradale
era quello che gli alfisti volevano: stabile, sicuro, con grande tenuta
di strada e una maneggevolezza notevole sul misto, grazie all’assetto
rivisto. Restava il rollio del corpo vettura tipico delle Alfa Romeo (anche
se meno evidente rispetto alle ultime Alfetta e all’Alfa 90) e un certo
sottosterzo iniziale in ingresso curva. In uscita, invece, ridando gas
con decisione, si innescava il sovrasterzo di potenza che i piloti più
abili controllavano in controsterzo per chiudere la curva in modo redditizio
e divertente. Caratterizzata da inserimenti in curva più rapidi rispetto
ad altre Alfa Romeo in listino, restava comunque una vettura facile e prevedibile
anche al limite. Il merito era dell’ottimo equilibrio del telaio e della
ideale ripartizione delle masse: uguale su entrambi gli assi grazie alla
posizione del motore all’avantreno e a quella del gruppo frizione-cambio-differenziale
al retrotreno.
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