13/10/2009

Alfa Romeo Dossier Alfa 75

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La nuova 75 fece immediatamente presa, balzando ai primi posti nella classifica delle auto più vendute della sua categoria. Il merito andava sì alla linea che piaceva, ma anche al ritorno alle prestazioni pure. Con tutte le motorizzazioni si era segnato un passo avanti, in particolare con la “duemila” che staccava, nelle prove di accelerazione, tempi migliori rispetto alle precedenti berline 2 litri della Casa e al vertice del suo segmento. E mostrava un comportamento stradale più brillante anche rispetto all’Alfa 90 presentata l’anno prima, che pur montava (a parte il 1600) motori di pari cilindrata.
I motori sfoggiavano valori di potenza massima praticamente inalterati rispetto al passato, ma ne era stata migliorata l’erogazione grazie al rapporto finale più corto, che era il 10/43 montato in origine

sull’Alfetta 1.6 e sulla Giulietta 1.6 prima serie. I rapporti al cambio restavano quelli della Giulietta ultima serie. La 75 2.0 scattava così con rabbia, ma anche la 1.8 e 1.6 erano più rapide. La 1600, in

particolare, toccava la fatidica soglia dei 180 orari che non era stata raggiunta né dall’Alfetta né dalla Giulietta di pari cubatura. E neppure dalla Giulia Super (a parte la TI) in quello scorcio di anni Sessanta dominato dalla ricerca della prestazione. Si era, in definitiva, tornati all’antico, con la quinta marcia “di potenza” per sfruttare fino in fondo una meccanica robusta e che ben sopportava i maltrattamenti. Il comportamento stradale era quello che gli alfisti volevano: stabile, sicuro, con grande tenuta di strada e una maneggevolezza notevole sul misto, grazie all’assetto rivisto. Restava il rollio del corpo vettura tipico delle Alfa Romeo (anche se meno evidente rispetto alle ultime Alfetta e all’Alfa 90) e un certo sottosterzo iniziale in ingresso curva. In uscita, invece, ridando gas con decisione, si innescava il sovrasterzo di potenza che i piloti più abili controllavano in controsterzo per chiudere la curva in modo redditizio e divertente. Caratterizzata da inserimenti in curva più rapidi rispetto ad altre Alfa Romeo in listino, restava comunque una vettura facile e prevedibile anche al limite. Il merito era dell’ottimo equilibrio del telaio e della ideale ripartizione delle masse: uguale su entrambi gli assi grazie alla posizione del motore all’avantreno e a quella del gruppo frizione-cambio-differenziale al retrotreno.