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Linea a parte, non c’erano novità
vere e proprie in questa nuova Alfa 75. Si notava piuttosto un processo
di affinamento mirato a proporre, in una nuova e più moderna chiave interpretativa,
un modello la
cui meccanica ricalcava soluzioni esistenti. Questo lavoro era però qualcosa
di tangibile, che risolveva, tra l’altro, un problema emerso in precedenza:
la manovrabilità del cambio, che era stato uno dei punti più criticati
nelle Alfetta e Giulietta. Parafrasando uno slogan studiato per la rinnovata
gamma Giulia del 1972, potremmo dire che la nuova 75 era ormai un’auto
“al sommo della perfezione”,
l’atto finale di un percorso tecnico nel quale l’Alfa Romeo aveva creduto
fin da quando questa stessa piattaforma meccanica era stata presentata,
nel 1972, con l’Alfetta (vedi Automobilismo d’Epoca n. 37). Anche l’aerodinamica
della vettura segnava un passo avanti perché il Cx, vale a dire il coefficiente
di forma, scende di qualche punto nei confronti della Giulietta con guadagno
in velocità massima.
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