Car Design , effetto Vintage

16 aprile 2015
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    “La novità è la cosa più vecchia che ci sia”, recitava Benigni. In effetti, nel car design il fenomeno del Vintage non accenna ad esaurirsi, anzi. Le Case automobilistiche sono impegnate a tutto tondo nel recuperare storia e icone del proprio passato....

    IN ANTICIPO

    Testo di di Davide Diliberto

     

    Nel bellissimo monologo del film “La tigre e la neve”, Benigni esorta i suoi studenti ad innamorarsi per riuscire a scrivere poesie. Verso la fine raccomanda di non cercare la novità, perché “La novità è la cosa più vecchia che ci sia”. Ma come si può dire una cosa del genere a persone che dovrebbero invece inventare, esplorare nuovi linguaggi, far scaturire nel lettore emozioni mai provate e immagini mai viste? Dare questo suggerimento ad un car designer, a cui è richiesto un livello di creatività enorme, può far nascere un dubbio fondamentale: bisogna restare ancorati al passato per costruire il futuro? Certo che no. Quell’esortazione si presta ad interpretazioni, ma qui ci permetteremo di dare la nostra personalissima visione. Quando il design è emozione, occorre mettere nel progetto noi stessi, il nostro bagaglio di esperienze vissute, la nostra storia, la vita già vissuta. Ecco che la novità di cui parla Benigni è in un certo senso figlia del vecchio e che non c’è nulla da temere nel cercare ispirazione nel proprio passato.

     

     

    Le Case automobilistiche cercano da sempre un equilibrio fra innovazione e tradizione, ma nei momenti di crisi l’ago della bilancia si sposta verso la seconda, anche se può sembrare un controsenso. Abbiamo trattato recentemente l’argomento con una panoramica sull’ultimo Salone di Parigi che ha mostrato chiaramente come il fenomeno del vintage coinvolga quasi tutti i marchi nel tentativo di rafforzare la propria immagine e, soprattutto, di emozionare. D’altra parte è stato dimostrato che si è disposti a spendere fino al 200% in più se al momento dell’acquisto subentrano fattori irrazionali come, appunto, il fascino del marchio, o quanto ci si identifichi nei suoi valori e nella sua immagine.

    ANNI IN ANTICIPO...
    Al car designer è richiesto lo sforzo di tenere costantemente un occhio alla storia del marchio e uno al suo futuro, con una previsione di almeno 3-5 anni. Si tratta di uno stretching creativo notevole, che non trova riscontro in altri settori e che si va a sommare alla lunghissima lista di vincoli da rispettare, che spaziano da quelli tecnici a quelli legati alle normative. Questo balletto temporale si evolve a sua volta. Il design Retrò è sempre esistito, ma continua a cambiare nel modo in cui viene espresso, da come viene interpretato e comunicato. Spesso le sue sfumature coesistono nello stesso periodo, ma come in ogni campo, emergono approcci più diffusi di altri, i cosiddetti trend. Lo dimostra, ad esempio, il solo fatto che continui a cambiare il nome con cui si identifica questo modo di fare design: in questi anni si parla di Vintage che esprime molto meglio il sapore finale che si vuole dare all’oggetto.
     
     
    Dietro a questa parola, molto diversa da retrò, si materializza l’epoca del boom economico, di Happy Days, di oggetti dall’estetica ricercata che corrispondevano alla visione futuristica di allora. Insomma, passato sì, ma moderno. Nella fantascienza, infine, capita che i designer siano chiamati in causa per progettare mondi immaginari o alternativi, mescolando le tecnologie contemporanee o di fantasia al gusto estetico di epoche passate. Lo Steampunk, ispirato ai macchinari a vapore di fine ottocento, è diventato addirittura un vero movimento culturale, ben rappresentato dalla serie Anime Last Exile. Più in generale si parla di Futuretrò quando si disegna pensando ad oggetti futuristici vestendoli con proporzioni o dettagli di epoche passate. Pioniere di questa forma di design è stato Luigi Colani, figura in bilico fra progettista ed artista concettuale.
     
     
     
     
    Gli illustratori sono da sempre una ricchissima fonte di ispirazione: Syd Mead è considerato uno dei maestri, mentrfra i suoi eredi citiamo il bravo Daniel Simon, autore dei veicoli estremi raccolti nella pubblicazione Cosmic Motors e padre di alcuni dei mezzi del film Tron: Legacy e Oblivion. Sono altrettanto interessanti gli idrovolanti futuretrò di Laurent Negroni, che abbina sapientemente il fascino di oggetti legati ad un glorioso passato con uno stile contemporaneo. Questi esempi confermano come spesso alcuni trend nascano da fonti non uffi ciali che, essendo più libere di esprimersi, riescono ad anticipare o quanto meno mostrare tutte le potenzialità di un concetto. Il web riesce a dare visibilità a chiunque abbia qualcosa da dire e grazie ad esso studenti o appassionati hanno la possibilità di mostrare i propri lavori.
     

    OBENDORFER

    E’ il caso, ad esempio, del talentuoso David Obendorfer che è riuscito ad ottenere grande visibilità e apprezzamenti grazie ad alcune sue concept, in special modo la bella Bmw CS Vintage e lo stuzzicante remake della Fiat 127. Diffi cile e inutile stabilire se i giovani siano una reale fucina di idee innovative, anche perché spesso tutte le fonti si ispirano a vicenda, anche se extrasettoriali, ma è chiaro che in questo momento il Futuretrò rappresenti uno dei pilastri espressivi a disposizione del car design.

    GIORNI MEMORABILI
    Quando si guarda il passato con gli occhi di un giovane, le cose prendono pieghe inaspettate. Non sono presenti pregiudizi, esperienze e ricordi non sono stati vissuti direttamente, ma sono fi ltrati da quello che la cultura ne ha tramandato e, magari, travisato. Oggi i Centri Stile sono formati da team di età media sempre più bassa e della più diversa origine geografi ca, con il risultato che a volte la supervisione di un designer maturo non è suffi ciente a tenere a bada l’esuberanza creativa, anche a causa di tempistiche troppo tirate e stressanti. La Caterham AeroSeven, ad esempio, è il tentativo di portare nel nostro secolo il concetto di kit car all’inglese, sfruttando il più possibile componenti standard (come i gruppi ottici a LED non specifi ci) e conservando un aspetto destrutturato della carrozzeria, traspirante e che copre solo in parte il telaio in fi bra di carbonio.

    Non era facile conservare l’essenzialità della Seven senza parafanghi esterni e i fari tondi, infatti la concept appare troppo carica all’anteriore e priva di muscoli. Concettualmente è molto interessante aver inserito il profilo giallo della tipica mascherina Caterham sospeso nella grande apertura a tutta larghezza, come un elemento grafico, la memoria visiva di un tratto distintivo non più necessario. Non c’è però confronto fra la cura riservata al frontale, comunque ricco di spunti interessanti, e il posteriore, vuoto, piatto e sgraziato; un errore abbastanza frequente fra i giovani car designer.

    Tutto il loro entusiasmo si riversa frequentemente in progetti simili, ispirati all’epoca d’oro delle competizioni motoristiche, compresa tra gli anni cinquanta e settanta che, di fatto, ha dato la maggior parte dei riferimenti iconografici e stilistici che usiamo tutt’ora. Uno degli esercizi riusciti meglio non viene dal Vecchio Continente, ma dal Giappone.

     

    La Nissan IDx Freeflow è una concept che reinterpreta il sapore vintage della Datsun 510, di cui ripropone anche la livrea da gara nella versione Nismo. E’ proprio quest’ultima che sa evocare gli anni settanta grazie alle proporzioni raccolte e ad un sofisticato aspetto piatto: la coda è tronca e la fanaleria rimane racchiusa nelle viste anteriore e posteriore. Il gioco di linee oblique è pressoché perfetto, creando zone concave e fortemente inclinate che la proiettano in avanti con dinamismo e pulizia generale. Ancora competizioni e una nostalgica scarica di adrenalina ce la propone Renault con la Twin’Run, omaggio alla gloriosa R5 Turbo da Rally degli anni ottanta e creata per celebrare lo spirito sportivo che da sempre contraddistingue il marchio francese. Trattandosi di una Twingo, non c’è molto da dire a livello stilistico, ma è un’ulteriore conferma di quanto appeal abbia il binomio vintage e racing.

     

    Come è tradizione della Casa, l’aspetto grafico gioca un ruolo importante: il frontale è costruito attorno a figure geometriche con spigoli arrotondati, tanto che i 4 grandi proiettori a LED appaiono perfettamente integrati nel design generale. Salendo di categoria, è d’obbligo citare la Bmw 328 Hommage del 2011 con cui Van Hooydonk si concede una parentesi romantica nella sua opera di definizione del nuovo corso stilistico. Concept di questo tipo servono sì a sognare ad occhi aperti, ma soprattutto a rimarcare il posizionamento e il target di riferimento del marchio. Bmw è un brand per gentlemen drivers, spiccatamente maschile e sempreorientato al piacere di guida.

    La Hommage vuole ricordare proprio questo, se ce ne fosse bisogno, ma lo fa senza cadere nella trappola del retrò fine a sé stesso. Le forme e le superfici sono quanto di più attuale possa esserci, perfettamente in linea con le concept presentate in quel periodo, come la ConnectedDrive. Solo i fari tondi con il nastro adesivo, la forma del doppio rene e le fasce di cuoio riportano indietro nel tempo, il resto è proiettato nel futuro.

    Si sale a bordo scavalcando la fiancata, un gesto che aiuta a far rivivere emozioni ed esperienze ormai irripetibili e trasformare ogni piccolo viaggio in città in una tappa della MilleMiglia. Ancora più esplicita è l’Aston Martin CC 100, creata per le celebrare il secolo di storia del marchio e ispirata alla DBR1 di cui riprende l’uso vistoso del colore giallo intorno alla mascherina. L’idea originale della concept è il saper valorizzare l’elemento più importante del family feeling, la forma della griglia anteriore, raddoppiandola. In questo modo si crea un’unica apertura che convoglia anche l’aria ai freni, senza ricorrere a prese ausiliarie e si da una giustificazione tecnica a sovradimensionamento della griglia stessa. L’idea è riproposta al posteriore, a suggerire che l’intera vettura sia attraversata dall’aria per assecondare le prestazioni del motore e garantire le migliori performance aerodinamiche, secondo un trend attualissimo fra le sportive e non solo.

    FUTURO

    Per una gamma di serie non si può però puntare solo su reminiscenze racing d’altri tempi. Assistiamo quindi ad un pregevole lavoro da parte dei Centri Stile, impegnati a trovare il proprio modo di reinterpretare il passato. I progetti Mini e 500 sono ormai successi consolidati, perché sono riusciti ad attualizzare stilisticamente i modelli originali, trasformandoli in auto molto diverse, che rispondessero non più alla richiesta di una motorizzazione di massa, bensì ad una soddisfazione dell’individualismo di massa. Occorreva offrire la possibilità di soddisfare l’ego dei clienti con un prodotto che dicesse apertamente “Io ho una personalità, un carattere. E te lo dimostro.” Volkswagen ha dovuto allinearsi alla scelta dei suoi concorrenti con l’ultima versione del Beetle.

    Lo stile Disneyano che aveva smosso tantissimo le acque del car design non si prestava a ulteriori sviluppi credibili, quindi si è optato per offrire un’esperienza più vicina all’acquisto di un Maggiolino originale, con un prodotto fedele nelle proporzioni e nel trattamento degli interni, ma con una carrozzeria e dettagli più in linea con il gusto contemporaneo e alla sobrietà un po’ austera che caratterizza il resto della gamma. I remake stanno diventando un jolly da giocare per molti marchi.

     

    Ben tre icone americane si rinnovano: la Ford Mustang, la Chevrolet Camaro e la Dodge Challenger secondo criteri differenti. La prima si avvicina parecchio al linguaggio stilistico dei modelli di serie Ford, con un utilizzo più ruffiano delle linee oblique; la Camaro si aggiorna con un look ancora più tagliente, abbandonando del tutto l’elemento del cerchio (che si ritrovava nei gruppi ottici) in favore di spigoli e rettangoli decisamente freddi e robotici. Delle tre, la Challenger è quella più vintage perché riprende fedelmente la silhouette e lo sguardo dell’originale, sdoppiando la fanaleria posteriore come sulla R/T degli anni settanta. Insieme hanno coperto una fascia ampia di gustigiocando sulla diversa proporzione fra retrò e aspetto moderno.

    Nel Vecchio Continente si lavora più di cesello con modelli non dichiaratamente ispirati ad altri, ma certamente evocativi. E’ interessante fare un parallelo, ad esempio, fra la Concept Opel Monza e la Commodore del ’67. Su entrambe troviamo la cuspide centrale che percorre il cofano anteriore, ma soprattutto sembra chiaro il desiderio dei designer di reinterpretare fluidità delle linee che corrono lungo la carrozzeria e disegnano tutte le parti principali. Sulla Commodore era un profilo cromato che incornicia il frontale, sulla Monza è un trattamento che coinvolge tutta la vettura: i fari, ad esempio, nascono visivamente dalle prese d’aria o viceversa. Entrambe condividono lo sguardo austero e carismatico. I marchi tedeschi sono molto impegnati in quest’opera di recupero di stilemi presi a prestito dagli anni settanta, come le fiancate basse e filanti e lo sviluppo orizzontale dei dettagli. E’ palese osservando i posteriori della Bmw Vision Future Luxury, della Mercedes S Coupé e dell’Audi Prologue.

     

    Due concept e un modello di serie caratterizzati da fanaleria bassa e a tutta larghezza, o comunque collegata da profili cromati. Non si tratta di una coincidenza. Già nel 2011, Bertone proponeva la Jaguar B99, una concept snella ed elegante, caratterizzata non da un aspetto massiccio, al contrario aggraziata e visivamente leggera, dove la verticalità tipica degli anni duemila (un esempio su tutti la calandra full frame Audi) viene sostituita da sottili tratti orizzontali ed estrema pulizia delle superfici. Dopo l’innovativa 458 Italia, anche Pininfarina ribadisce il concetto di uno stile meno gonfio e aggressivo con l’affusolata Sergio, ora pronta alla commercializzazione. E’ un momento prolifico per il futuro del car design, proprio adesso che guarda come non mai al proprio passato.

     

    di Davide Diliberto

     

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