Chevrolet Fleetline Aerosedan (1947)

24 dicembre 2015
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  • 1/11 A volte può capitare che l'America attraversi l'Oceano, sbarcando nel Belpaese ed offrendoci esotiche sculture motoristiche dal sapore squisitamente rètro. Proprio come questa Chevrolet ....
    A volte può capitare che l’America attraversi l’Oceano, sbarcando nel Belpaese ed offrendoci esotiche sculture motoristiche dal sapore squisitamente rètro. Proprio come questa Chevrolet ....

    Intro

    Nonostante l’interesse e la passione ci portino ad analizzare principalmente i panorami e le produzioni motoristiche europee, saltuariamente non disdegniamo però qualche escursione oltreoceano, giusto per tenerci informati riguardo le mastodontiche creazioni dei nostri colleghi americani che, si sa, fino a qualche anno fa non badavano certo a spese, cubature e dimensioni; creando delle vere e proprie opere d’arte a quattro ruote. Dovendo scegliere un marchio ed una decade precisa, in queste pagine abbiamo deciso di approfondire la storia di un marchio (e un modello) tanto particolari quanto famosi.

     

    Corre l’anno 1911 e, mentre Eugene B. Ely atterra per la prima volta sul ponte di una nave (la USS Pennsylvania), la biblioteca di New York apre al pubblico e William Howard Taft governa gli USA in qualità di ventisettesimo presidente, William C. Durant, pioniere dell’automobile americana (già proprietario della Cadillac e ideatore della General Motors), insieme al pilota svizzero-americano Louis Chevrolet dà vita alla Chevrolet Motor Company. Chevrolet, dal carattere meno idealista e più concreto rispetto a Durant, dopo soli quattro anni di attività decide di abbandonare l’azienda vendendo tutte le proprie quote al socio il quale continua l’attività mantenendone invariato il nome. Durant affronta il 1916 con grande aggressività commerciale e, grazie alla considerevole quantità di denaro accumulata con l’operato dell’azienda, decide di comprare una quota maggioritaria della General Motors, tornando a controllare la compagnia che, in passato, lui stesso aveva fondato e di cui, nel 1917, diventa addirittura presidente.

     

    Nel 1918 la stessa GM acquisisce la Chevrolet Motor Company, mantenendo il marchio come sua divisione separata. Gli anni ‘20 consacrano la Chevrolet al terzo posto tra i Costruttori più popolari e conosciuti, superato soltanto da Dodge e Ford. Il fatidico 1929 segna un momento importante per la Casa, che produce il suo primo motore a sei cilindri. Da lì fino alla guerra mondiale, sviluppa altre interessanti e innovative soluzioni come, per esempio, i freni idraulici, il famoso cambio con leva sul piantone dello sterzo (column shift), le sospensioni anteriori a ruote indipendenti, la carrozzeria “famigliare” (Station Wagon) e poi quella “convertibile”.

    Proprio durante la piena espansione commerciale della Chevrolet, nel 1942, la produzione di vetture e mezzi civili subisce un improvviso stop forzato, dovuto alle conversioni industriali ed ai razionamenti bellici che, durando fino al 1946, compromettono le vendite e rallentano le innovazioni delle Case ma, nel contempo, lasciano alle stesse ampio spazio per testare nuove soluzioni tecniche, impiegate in primis sui campi di battaglia. Lasciando quindi momentaneamente da parte il progetto “fastback Aerosedan”, partito all’inizio del 1942, la Chevrolet focalizza la propria attenzione sull’aspetto meccanico, fornendo all’esercito una considerevole quantità di affidabili e robusti mezzi per uso gravoso, con i quali d’altra parte può provare soluzioni che, in seguito, saranno poi adattate alla produzione civile di massa.

     

     

    Lenta ma affascinante...

    Alla fine della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti sono già nel pieno di un’espansione industriale che in breve diventerà impetuosa. Dopo aver riconvertito le fabbriche, forti di un suolo patrio indenne, riprendono la produzione per soddisfare la sempre crescente domanda di una popolazione benestante e desiderosa di guardare con ottimismo al futuro. Le Case automobilistiche sono in grado di vendere “qualsiasi cosa abbia quattro ruote” e così, fino al 1948, i modelli offerti sono nella tecnica identici a quelli del 1942, nell’estetica parzialmente rivisti, con spazio per estrosi e caratteristici restyling.

     

    Nasce così, nel 1947, la Chevrolet Fleetline Aerosedan: due porte, sei cilindri ed un inconfondibile sapore art-déco. Nonostante sia la più costosa “two-door” chiusa nella gamma Chevrolet, diventa il modello più venduto e, considerando che nella meccanica non si discosta molto dagli altri undici, questo brillante risultato è frutto di quell’estetica “fastback” (con posteriore aerodinamico, lunotto molto inclinato e ben raccordato al resto del veicolo), già sperimentata all’inizio degli anni ‘40 e magistralmente ripresa nella “post-war era”, sviluppando appunto il concetto di “Fleetline Aerosedan”.

     

    Equipaggiata con un sei cilindri in linea di 3,5 litri (216,5 pollici cubi) da 90 CV a 3.300 giri, con un peso di 1683 kg non si può certo definire una vettura sportiva e scattante. Prerogative peraltro non certo primarie nell’acquisto di un mezzo del genere che, invece, può offrire un ottimo comfort (per l’epoca), la comodità dei cinque posti e un’estetica degna delle più avveniristiche “due porte” degli anni ‘40. Le linee sinuose e continue, la sezione superiore (roof- line compresa) bassa ed aerodinamica e le nuove molure laterali triple cromate, trasmettono un’immagine classica e “streamlined” nello stesso tempo, protesa a un marcato concetto estetico di stile, movimento e velocità. Perfettamente consapevole e profondamente affascinato da questi nobili ed esotici concetti artistici, Roberto Locatelli, noto imprenditore milanese e grande appassionato di vetture d’epoca decide, nel lontano 1991, di portarsi a casa un caratteristico “pezzo di storia motoristica americana”.

     

    Dopo alcune ricerche e un paio di telefonate, Locatelli scova questa Fleetline Aerosedan ‘47 in quel di Parigi, messa in vendita da un collezionista francese che l’aveva rilevata direttamente dall’ambasciata statunitense in terra di Francia. Dopo averla importata in Italia (11 gennaio 1991), l’attuale proprietario procede con la richiesta delle targhe nazionali e il “tagliando” di rito. Dopodiché usa l’auto con una certa frequenza, provando grande piacere ogni volta che si accomoda nell’abitacolo, luogo intonso in cui il tempo sembra essersi fermato ai ruggenti anni ‘40. Basta qualche breve giro cittadino, nonostante la mole della vettura, per prendere subito confidenza con il cambio manuale a tre rapporti, completato dalla leva di selezione che, in questo caso, risulta correttamente installata sulla parte destra del piantone dello sterzo, subito dietro il volante; sempre pronta a cambiare di posizione passando da una “prima” molto corta a una “seconda” troppo lunga e poi a una “terza” dedicata alle immense distese d’asfalto statunitensi.

     

    Dove anche le sospensioni, idrauliche e indipendenti all’anteriore, e a robuste balestre semiellittiche sull’assale posteriore, risultano più indicate rispetto al più “tortuoso” e complicato (dal punto vista della viabilità) impiego europeo. La tecnica non può essere d’altronde la parte più importante ed emozionale della Fleetline Aerosedan, di fronte a cotanta estetica. Nel caso di quest’esemplare possiamo tranquillamente affermare che, se gli interni appaiono decisamente ben conservati, seppur ripresi con materiale di produzione successiva in alcuni dettagli, la carrozzeria è stata sapientemente riverniciata qualche decennio fa (con conseguente installazione dei ripetitori laterali), mantenendo fortunatamente l’accostamento cromatico bi-colore originale, composto da: Ozone Blue Metallic nelle parti più chiare e Lakeside Green in quelle più scure. Per l’epoca, una scelta tanto ardita quanto caratteristica; oggi da intenditori veri, qual è per l’appunto il suo fortunato proprietario, appassionato collezionista con un po’ d’America nel cuore.

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