Bugatti Type 35A

24 dicembre 2011
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  • 1/14 E' la Bugatti più famosa. Nasce come auto da Gran Premio (ma "adatta anche a circolare su strada", secondo il fondatore Ettore) nel 1924, e da essa derivano alcune varianti tra cui la "modello corsa" di queste pagine. Meno potente, meno impegnativa, certo non meno affascinante
    Bugatti significa una storia centenaria, ma “la” Bugatti è certamente la Type 35, una sagoma che tutti conoscono e che per molti rappresenta l’auto sportiva per eccellenza...

    Introduzione

    Bugatti significa una storia centenaria ma “la” Bugatti è certamente la Type 35, una sagoma che tutti conoscono e che per molti rappresenta l’auto sportiva per eccellenza in senso assoluto.
    La linea della “35” è di disarmante semplicità: vista in pianta, si tratta di due parentesi che si uniscono per i vertici nella parte posteriore e nello scultoreo radiatore nel frontale. Nel suo disegno generale sono incastonati dettagli che paiono pensati e realizzati come piccole opere d’arte. Dai cerchi della versione da corsa - in alluminio e composti da più elementi, per di più con il tamburo dei freni incorporato - di modernità stupefacente, al tappo del radiatore esempio di design industriale “acculturato”: è evidente che la superficie fatta di piccole protuberanze a forma piramidale è funzionale a permettere di fare forza per serrare o svitare il tappo, ma - vero o falso che sia - piace credere alla tesi secondo cui quella lavorazione dell’impugnatura sia un clin d’oeil (ammiccamento, ndr), come dicono i francesi, alle origini ferraresi della famiglia Bugatti. Le piccole protuberanze puntute sarebbero un omaggio alla facciata del Palazzo dei Diamanti della città emiliana.

    Debutto nel 1924 al Grand Prix dell’Automobile Club de France





    La Type 35 iniziò la sua lunga carriera come auto da corsa, debuttando il 3 agosto 1924 al Grand Prix dell’Automobile Club de France a Lione. Al “Via!” della gara c’erano cinque “35”, venute da Molsheim su strada, mettendo in pratica uno dei comandamenti del Patron Ettore Bugatti: “Le mie auto che vincono sono esattamente le stesse con le quali si va per strada”. Era, in sostanza, l’avvio di una nuova logica commerciale, quella dell’auto sportiva che poteva essere usata normalmente, insomma, della Gran Turismo ante litteram. Alla sua comparsa al citato GP fece grande sensazione. A stupire ed entusiasmare furono le forme ma anche le soluzioni tecniche, come il motore con l’albero motore su cinque supporti, o le ruote con i tamburi dei freni compresi nei cerchi in alluminio.

    I successi non arrivarono subito...


    I successi non arrivarono subito. A Lione, per esempio, delle cinque “35” schierate alla partenza solo una si classificò, per di più soltanto settima. Poi, dopo poco tempo e poche gare, la Bugatti cominciò a vincere e fu un crescendo che parve interminabile. Cinque le vittorie consecutive alla Targa Florio, dal 1925 al 1929; suo il successo al primo Gran Premio di Monaco del 1929, ripetuto poi altre tre volte; e poi tante altre affermazioni con i piloti più importanti di quel tempo. Così oggi il nome della Bugatti 35 lo si può leggere negli albi d’oro di quasi tutte le gare più prestigiose, via via sino agli anni ‘30 inoltrati. E praticamente tutti i piloti che hanno calcato le piste nei decenni Venti e Trenta, hanno avuto modo di correre con la Bugatti 35, coniugata in vari modi, ma sempre capace di suscitare grandi emozioni, allora come oggi.

    Un centinaio di cavalli di potenza...


    La Type 35 da corsa disponeva di un centinaio di cavalli. Effettivamente la si poteva guidare senza patemi anche nel traffico, ma Bugatti volle andare ancora più incontro ai tanti ammiratori della Marque
    e mise in produzione qualcosa di un po’ più abbordabile, nel prezzo e nelle necessità di manutenzione. Questa seconda proposta fu la Type 35 chiamata Imitation Course, soprannominata poi “Tecla”.
    La vettura ritratta nelle immagini che corredano questo articolo è appunto una “35A”. La “Imitation Course” era meno performante della 35 da GP e aveva soluzioni tecniche un po’ meno ricercate, ma non per questo era priva di nerbo. Tutt’altro. Il motore 8 cilindri di 1.991 cc a corsa lunga (alesaggio 60 mm, corsa 88mm), però, aveva in questa versione una differenza importante: l’albero motore su tre supporti anziché cinque come sulla versione da corsa. In sostanza è lo stesso motore che Bugatti aveva già utilizzato sulla Type 30, precedente la 35. Come sulla versione sportiva, tre sono le valvole per cilindro, due di aspirazione e una di scarico, comandate da un albero a camme in testa.

    Due carburatori Solex



    Bugatti riteneva che fosse importante per l’affidabilità del motore scaricare al meglio i residui della combustione. L’alimentazione è affidata a due carburatori Solex o Zenith, la potenza è di 70 CV e il cambio a quattro marce. La differenza esteriore principale sono le ruote a raggi che rispetto alla soluzione in alluminio, a cinque razze/settori, smontabili, erano e sono più affidabili e meno costose.

    Il vasto palmarès sportivo della Bugatti Type 35 è stato scritto dalle versioni sportive (ci sono poi state quelle di 2.261 cc, mentre le 35B e 35C furono dotate di compressore, una scelta che Bugatti fece

    “obtorto collo” per tenere testa alla concorrenza, ma che non apprezzava molto). La Type 35A Imitation Course era destinata invece all’uso stradale. In realtà anch’essa ebbe una sua funzione per così

    dire propedeutica allo sport, nel senso che consentiva di avere le prime esperienze nelle corse senza doversela vedere con il temperamento più irruente della Type 35. Evidentemente non ha lasciato

    tracce negli albi d’oro delle corse ma fu una buona palestra per chi aveva intenzioni agonistiche.

    Esemplare numero 4789



    L’esemplare riprodotto nelle fotografie di questo servizio è la numero 4789; fu venduta nuova il 9 agosto del 1926 a Parigi, al prezzo di 50.440 franchi francesi. Da quel giorno la sua storia è testimoniata e
    “raccontata” da una serie di passaggi che comunque l’hanno tenuta in Francia sino a pochi anni fa quando è andata ad impreziosire una collezione italiana. L’avviamento è a manovella, scelta voluta da Bugatti per risparmiare il peso del motorino d’avviamento e della batteria. Veniva venduta con o senza parafanghi, così come i fari potevano essere facilmente rimossi in caso di partecipazione a gare sportive.

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