BMW, il fondatore Quandt e il nazismo

29 settembre 2011
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  • 1/25 Una ricerrca commissionata dagli stessi eredi getta molte ombre sulla figura del fondatore.In un dossier di 1200 pagine emerge un imprenditore «senza scrupoli», capace di sfurttare 50mila prigionieri...
    Una ricerrca commissionata dagli stessi eredi getta molte ombre sulla figura del fondatore.In un dossier di 1200 pagine emerge un imprenditore «senza scrupoli», capace di sfruttare 50mila prigionieri...

    Introduzione

    Il fondatore della casa automobilistica Bmw era nazista e non «una vittima» come aveva fatto credere alla fine della guerra. A rivelarlo uno studio commissionato dai nipoti di Gunther Quandt e che doveva essere «un esercizio di apertura e trasparenza». Quando l’industriale e fondatore Günther Quandt dopo la guerra si trovò davanti al tribunale per difendersi dalle accuse di nazismo, rispose affermando di esser stato “a lungo vittima del governo nazista, nel modo più pesante e assoluto”.

     

    In realtà Quandt fu davvero arrestato e perseguito dai nazisti in più riprese dopo la presa di potere del 1933. Non solo lo stesso gerarca nazista Joseph Goebbels lo considerava un pericoloso e ricco plutocrate reazionario come risulta dai suoi diari. Le vicende familiari con Goebbels son intrecciate tanto è vero che Günther Quandt sposò in seconde nozze il 4 gennaio 1921 a Bad Godesberg, Magda Ritschel. Magda aveva la metà degli anni di Günther e il matrimonio si concluse con un divorzio nel 1929. Due anni dopo Magda sposò proprio Joseph Goebbels, con Adolf Hitler come testimone di nozze.

     

    Nel 1937 Hitler lo nominò Wehrwirtschaftsführer, un titolo dato agli industriali che ricoprivano un ruolo determinante nell'economia di guerra nazista. In quell'epoca le aziende del gruppo Quandt fornivano all'esercito tedesco munizioni, fucili, pezzi di artiglieria e batterie.  Non è ovviamente una prerogativa del gruppo Quandt; in Germania così come in tutti i paesi coinvolti in guerra (Inghilterra, Francia, Italia..) l'appoggio dell'industria pesante all'esercito è un dato di fatto.

     

    Nel 1946, a guerra ormai conclusa,  Günther Quandt fu arrestato e incarcerato per i suoi rapporti con Goebbels. Tra la sorpresa di molti fu giudicato solo un mitläufer, ovvero uno che aveva accettato l'ideologia nazista, ma che non aveva avuto parte attiva nei crimini commessi. Nel gennaio 1948 venne rilasciato, il suo ruolo definito “marginale” e la sua immagine ripulita. Eppure il fatto di essersi sempre dichiarato come un “perseguitato” dai nazisti appare ora una innegabile bugia.

     

    Fonte: http://www.zeit.de

    Implicato nell’ascesa nazista

    Di come Günther Quandt fosse in realtà implicato nell’ascesa nazista è ben documentato da una lunga ricerca effettuata dallo storico Joachim Scholtyseck. Il professore di Bonn è stato incaricato dalla stessa famiglia Quandt nel 2007 di indagare più a fondo nel passato del fondatore in «un esercizio di apertura e trasparenza».

     

    In tre anni di dura e costante ricerca Scholtyseck ha attinto a tutte le fonti disponibili seguito da un team di 10 persone consultando oltre 40 archivi tra cui, oltre a quello familiare, quello importantissimo, per ricostruire la rete di finanziamenti tra le BMW e il governo nazista, della Deutsche Bank. Scholtyseck non si è accontento però solo di documenti ma ha approfondito la ricerca tramite testimonianze di chi fu sottoposto ai lavori forzati durante la guerra in Germania.

    Il risultato sono 1200 pagine che analizzano nel dettaglio la storia della famiglia Quandt dalle sue origini al 1954. Se gli eredi avevano davvero sperato che gli storici illuminassero il quadro fosco degli antenati discolpandoli, il tentativo, scrive Die Zeit, è innegabilmente fallito. Scholtyseck presenta una inedita ricchezza di nuove prove che confermano il pesante coinvolgimento del fondatore nella politica nazista.

    Sfruttamento

    Già durante la prima guerra mondiale, con Günther alla guida degli affari di famiglia, i Quandt fornirono all'esercito tedesco le uniformi, ponendo le basi di una fortuna che dopo la guerra Günther usò per acquisire la Accumulatorenfabrik AG (AFA), una fabbrica di batterie con sede ad Hagen che in seguito prese il nome di VARTA, una compagnia mineraria  varie aziende siderurgiche (tra cui la IVKA e quote societarie della BMW e della Daimler-Benz.

     

    Che poi Günther Quandt nel periodo nazista controllasse due società decisive nel riarmo di Hitler, proprio quella di costruzioni di batterie del Gruppo AFA e  quella di alimentatori per gli U boot della Marina Militare tedesca è cosa risaputa. Ma ebbe un ruolo decisivo anche nella filiale Mauser che fabbricava armi tedesche, munizioni, pistole e carabine, un enorme azienda con sedi a Karlsruhe, Lubecca, Hagen, Hannover, Berlino e Poznan.

     

    "Il patriarca della famiglia faceva parte in pieno del regime nazista", afferma lo storico. Non solo, Quandt ha sfruttato circa 50.000 prigionieri dalla Polonia e dalla Ucraina costringendoli ai lavori forzati. Anche del figlio Herbert Quandt dopo la sua morte avvenuta nel 1982, scrive Die Zeit, ci si ricorda di lui in Germania come dell’artefice della rinascita del marchio BMW nei difficili anni 60. Eppure anche lui verso la fine della guerra si è personalmente interessato alla realizzazione di un campo di prigionieri per assicurarsi adeguata manodopera nella fabbrica di famiglia in Slesia. La controllata AFA di Hannover impiegava nel 1940 1500 detenuti costringendoli ai lavori forzati in condizioni disumane afferma lo storico.

    Profonda vergogna...

    Dal dossier Günther Quandt risulta un imprenditore senza scrupoli, incentrato unicamente sul suo guadagno personale. Non ha esitato ad avviare negoziati con la Deutsche Bank per l'uso di lavoratori "professionalmente inesperti", in realtà prigionieri di guerra, per ottenere tassi di interesse più bassi. Quando gli si prospettò l’acquisizione, o meglio la confisca, di imprese in mani ebraiche come nel caso della fabbrica Henry Pels nel 1937 non si fece scrupoli. Insomma nel dosseir risulta un imprenditore molto scaltro che è riuscito a cavalcare economicamente il periodo nazista a discapito della manodopera ebrea trasformando così la sua azienda in un colosso industriale.

     

    Quanto esattamente lo sfruttamento abbia però giovato all’ascesa è comunque difficile da stabilirsi per lo storico tedesco. Certo è che 26 delle 29 fabbriche esistevano già prima del 1933. Dopo la guerra però , Quandt fu arrestato per un anno e mezzo, le sue proprietà furono lasciate di fatto intatte. Questo per lo storico tedesco fu un innegabile e comodo punto di partenza per l’ascesa della famiglia nel secondo dopoguerra. Uscito di prigione poi, Quandt fu abile a reinserirsi negli organi direttivi di molte aziende tedesche come ad esempio proprio la Deutsche Bank. Attraverso quest'opera, gli eredi Quandt, a capo di una fortuna stimata 20 miliardi di euro, hanno voluto esprimere «la più profonda vergogna».

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